La CIVIT, Commissione Indipendente per la Vigilanza e la Trasparenza e dal 2012 anche Autorità nazionale anticorruzione, ha pubblicato il Rapporto sulla Trasparenza negli Enti Pubblici Nazionali. Obiettivo, oltre che offrire un quadro dello stato della trasparenza amministrativa negli enti pubblici, è segnalare i principali motivi per cui gli obblighi di pubblicazione non vengono rispettati.

Se non riuscite a leggerlo, in sintesi estrema, il rapporto conclude che c’è ancora molto da fare per realizzare quel principio di “accessibilità totale” che rappresenta l’evoluzione del concetto di trasparenza dell’attività amministrativa (art. 4 legge n. 15 del 2009 e art. 11 decreto legislativo n. 150 del 2009). “Nel complesso” – si legge nel Rapporto – “non si è ancora affermato il valore della trasparenza come strumento per favorire il controllo sociale e diffuso sull’operato della pubblica amministrazione, sull’impiego delle risorse pubbliche e sulle attività realizzate”.

Un risultato prevedibile, soprattutto perché il Rapporto non analizza soltanto la presenza/assenza sui siti web dei contenuti minimi previsti dalla Legge, ma indaga anche la completezza dei dati, il loro aggiornamento e la pubblicazione in formato open, ovvero tale da consentirne il riuso in altri documenti (insomma, oltre alla Bussola della Trasprenza per realizzare lo studio, CIVIT ha cercato di verificare davvero la presenza di “contenuti trasparenti”).


Ciò che è più interessante scoprire è che le difficoltà ad adempiere le leggi sono  “legate altresì al numero e alla complessità delle norme sulla trasparenza amministrativa, che si sono moltiplicate e stratificate, spesso in modo poco coordinato, negli ultimi anni”.


Questo in parte spiega come mai la sottoscritta, occupandosi di un sito pubblico, si senta spesso confusa: leggi nuove si aggiungono a leggi già in vigore, senza che spesso ci sia sufficiente chiarezza su come attuarle.

Un caso concreto di difficoltà è stata l’istituzione dell’Albo on-line:  la pubblicità legale via web sancita dalla Legge 69/2009 era obbligatoria dal 1° gennaio 2011, ma in quella data ancora non erano ancora state pubblicate le relative regole tecniche (non lo sono ancora a oggi, a distanza di due anni, come conferma lo studio ANORC Ricerca sugli obblighi di pubblicazione della PA del dicembre 2012).
In mancanza di regole certe su formati da utilizzare, tempi di pubblicazione e altre specifiche tecniche, “le amministrazioni si sono trovate nella posizione di doversi adeguare alla norma senza avere delle certezze sulla prassi da seguire”.
E quando questo accade non resta che confrontarsi con colleghi, cercare in rete best-practices, chiedere interpretazioni ai legali, attendere indicazioni dall’alto… Alla fine le cose si fanno, ma con inefficienze che ci piacerebbe poter evitare.

 

Trasparenza? Sì, grazie

La Trasparenza naturalmente è un principio fondamentale: la partecipazione e il controllo dei cittadini può favorire una migliore gestione della Cosa Pubblica, migliorare la qualità dei servizi, prevenire fenomeni di corruzione. Perciò la Trasparenza deve essere il meno possibile “forma” e più possibile “sostanza”.
Ci riflette Carlo Mochi Sismondi che scrive: “l’unica cosa di cui non abbiamo bisogno sono nuove leggi. Sul tema, la legge 15 del 2009 con i suoi principi generali, declinati nel decreto attuativo 150/2009 e specificata meglio dalla delibera n. 105 della CIVIT del 2010 era anche troppa grazia! Abbiamo invece bisogno come il pane di chi le leggi le faccia rispettare, di chi le accompagni con un’assistenza costante e tenace alle amministrazioni, di chi valuti oggettivamente i risultati (…)”.

E perché trasparenza sia, ben vengano inizitive di supporto come la community dei dipendenti pubblici su Linkedin Community PERLA PA, o la stessa Bussola della Trasparenza. E, se è proprio necessaria qualche nuova legge, che sia almeno il più chiara possibile.

 

Queste riflessioni si devono alla lettura di: