dislocazione set di dati open in Italia (dati.gov.it)
Oggi stavo navigando su dati.gov.it, il portale italiano degli open data ufficialmente inaugurato lo scorso ottobre. Pensavo alla sfida dell’Open Government, che prevede che le Amministrazioni agiscano in modo da garantire la più completa trasparenza dell’attività di governo rendendo pubblico tutto ciò che – per definizione - è pubblico.
E proprio poco fa ho letto la Proposta di Legge, che vede fra i firmatari Paolo Gentiloni del Pd e Roberto Rao dell’Udc, che contiene misure per lo sviluppo della domanda di servizi digitali. Tra le altre vi si dice che “istituzioni e il governo hanno l’obbligo di fornire le proprie informazioni, i proprio database e qualunque altra informazione disponibile in modalità aperta e accessibile a tutti i cittadini”…

“Modalità aperta” significa mettere a disposizione i dati in un formato tale che ne permetta l’accessibilità, integrabilità e interscambiabilità. I dati devono essere interpretabili dai software più diffusi dagli utenti, liberi da copyright e da licenze che ne limitino il riuso, anche a scopi commerciali.
Ciò significa che chiunque deve potersene servire come base per creare nuove applicazioni, nuove risorse e servizi di pubblica utilità per la comunità. Ad esempio? Date un’occhiata al sito inglese data.gov.uk

L’idea di Open Government, insomma, implica un tipo di organizzazione del settore pubblico “che apre le sue porte al mondo, innova con chiunque, soprattutto i cittadini, condivide risorse che erano prima sorvegliate da vicino, sfrutta il potere della collaborazione massiccia, e si comporta non come se agisse in settori o giurisdizioni isolati, ma in modo assolutamente nuovo – come un’organizzazione veramente integrata” (D. Tapscott, A.D. Williams, D. Herman, Government 2.0: Transforming Government and Governance for the Twenty First Century, nGenera Corporation, 2008).

Nella Proposta di Legge presentata oggi, il concetto di “open” diviene “obbligo”:

Articolo 10 (promozione del software libero)
1. Le amministrazioni pubbliche utilizzano soluzioni basate su software libero, anche al fine di contenere e razionalizzare la spesa pubblica e favorire la possibilità di riuso e l’interoperabilità dei componenti, e adottano soluzioni informatiche basate su protocolli e formati aperti di generale accettazione.
2. Le istituzioni e il governo hanno l’obbligo di fornire le proprie informazioni, i propri database e qualunque altra informazione disponibile in modalità aperta e accessibile a tutti i cittadini.
3. Lo Stato promuove l’interoperabilità tra le banche dati delle amministrazioni pubbliche.
4. Le amministrazioni pubbliche, nella scelta dei programmi per elaboratore elettronico, indicano i motivi che impediscono l’adozione di soluzioni basate su software libero.
5. Le amministrazioni pubbliche, nelle procedure ad evidenza pubblica, promuovono l’utilizzo di software libero e di formati aperti. A tal fine, i relativi bandi di gara possono prevedere l’assegnazione di punteggi aggiuntivi a beneficio dei soggetti che utilizzano tali soluzioni.

 

Per saperne di più sugli open data consiglio una visita ai “soliti noti”: