Scrivere non è una scienza esatta; al di là dello stile personale, però, per farci comprendere dal nostro interlocutore è sempre consigliabile fare chiarezza e puntare alla semplicità. In questo articolo propongo qualche riflessione per migliorare la leggibilità di un testo attraverso le scelte lessicali.

L’arte della semplicità

“Tempo fa in un liceo italiano una professoressa ha fatto leggere a un allievo un passo dell’Orlando Furioso, un testo che la generazione anziana nel suo segmento colto, ex
liceale, era e ancora è abituata a considerare un testo facile, immediatamente trasparente. Il ragazzo ha letto e si è taciuto. La professoressa gli ha sollecitato un commento, una spiegazione. E il ragazzo ha esclamato: ‘A professore’, e che devo fare? Tradurre?’ Il fatto è che l’italiano in questi anni è andato cambiando più di quanto la generazione colta anziana percepisca e ammetta.
(T. De Mauro, “Capire le parole”, Laterza 1994, pp. 85-86 citato in “Semplificare il linguaggio burocratico” di Aurora Lucarelli).

Qualsiasi opinione abbiate sull’evoluzione della lingua italiana, se per “missione” dovete farvi capire, ..semplificate!

E se la parola semplificazione fa pensare a impoverimento, al contrario, semplificare è un’operazione fine e ricercata.  Ecco perché semplificare un testo non vuol dire certamente adottare un linguaggio scarno e povero, quanto piuttosto togliere tutto ciò che non è indispensabile per avvicinarsi al cuore dei significati (“subtracting the obvious and adding the meaningful” – The laws of semplicity – Maeda). Scrive Linda Scotti ”Usare poche parole significa fare una scelta accurata, per far apparire come protagonista solo quello che desideriamo comunicare”.

 

Scegliere le parole

Dunque, una scelta lessicale mirata favorisce la leggibilità. Il rapporto tra lessico e comprensione dei contenuti di un testo è infatti molto stretto, ed ecco perché per valutare il livello di leggibilità di un testo il primo parametro da analizzare è proprio il livello di conoscenza della lingua da parte dei lettori.  Se vogliamo essere certi che il nostro testo sia capito dalla maggior parte dei lettori, la prima cosa da fare è scegliere parole di uso comune, come quelle del Vocabolario di base di Tullio De Mauro, composto da circa 7000 parole, quelle che tutti usiamo di più. Usare queste parole, essere semplici e mettersi nei panni del lettore, è il primo suggerimento per rendere la nostra comunicazione più efficace.

 

Altre scelte lessicali che aumentano la leggibilità

 

  1. parole brevi risultano più comprensibili di parole lunghe
    es. invece di “documentazione” -> “documenti”
  2. usiamo poche sigle e abbreviazioni e ricordiamo di scriverle per intero la prima volta che le usiamo
  3. riduciamo i termini tecnico-specialistici
    es. invece di “istanza” -> “domanda”
  4. chiariamo i neologismi, almeno la prima volta che vengono usati nel testo
  5. evitiamo parole rare, arcaiche o straniere, latino compreso
    es. di all’uopo, nelle more, de iure, allorquando, brief….
  6. sostituiamo parole concrete a termini astratti o a perifrasi
    invece di “provvedere alla regolarizzazione” -> regolarizzare
    invece di “in data odierna” -> oggi
  7. evitiamo le doppie negazioni, fanno una terribile confusione
  8. controlliamo la quantità delle parole: un articolo dovrebbe contenere indicativamente 200-250 parole
  9. infine, attenzione agli errori grammaticali: rileggiamo sempre il testo o, meglio ancora, chiediamo a qualcun altro di rileggerlo…

 

 

Vedi anche:

 

Link

Sul sito http://www.eulogos.net/it/censor/default.htm è disponibile un software che restituisce anche un’indicazione sulla comprensibilità di ogni singola parola, basandosi sul Vocabolario di Base della lingua italiana di Tullio De Mauro.