Volete verificare in modo veloce se il sito web di una P.A. rispetta le regole di Trasparenza e le linee guida indicate dalla normativa italiana? La “Bussola della trasparenza”, il tool inaugurato in primavera dal Dipartimento della Funzione Pubblica. Ma ci sono dei punti di attenzione…

immagine del sito "bussola della trasparenza"

La “Bussola consente alle pubbliche amministrazioni e ai cittadini di utilizzare strumenti per l’analisi ed il monitoraggio dei siti web”. Obiettivo dichiarato è “accompagnare le amministrazioni, anche attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini, nel miglioramento continuo della qualità delle informazioni on-line e dei servizi digitali“.

Il tool, che forse più che dai cittadini verrà usato dai responsabili di siti web della PA ai quali sono richieste periodicamente relazioni in materia di Trasparenza, può senz’altro essere un utile supporto.  Al di là dei risultati – non ancora attendibili al 100% – ha, infatti, il pregio di fornire una sintesi dei contenuti mancanti sul sito analizzato, con suggerimenti su cosa fare per colmare la lacuna e link a precisi riferimenti normativi: personalmente è l’aspetto che trovo più utile.

Attenzione però: i controlli effettuati dalla Bussola sono di fatto solo “formali”: il tool, essendo uno strumento automatico, verifica la presenza delle sezioni richieste per legge, la corrispondenza delle label, ma non l’effettiva pubblicazione delle informazioni richieste.

Il paradosso quindi è che un’amministrazione che non pubblica tutti i dati richiesti per legge, ma redige un’alberatura della sezione trasparenza ”a prova di bussola” inserendo nomi e posizione delle sezioni e sottosezioni correttamente,  potrebbe ottenere una valutazione migliore rispetto ad un ente che pubblica i dati richiesti, ma – ad esempio – in un punto “sbagliato” dell’alberatura.

Ecco perchè sul sito stesso, il Ministero inserisce un richiamo preciso: “Si invitano le amministrazioni a predisporre non solo le sezioni in conformità a quanto richiesto dalle linee guida per i siti web ma anche ad inserire, nelle rispettive sezioni, i contenuti obbligatori per legge“.

 

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