Ho ritrovato tra gli appunti un avviso scritto dalle FS alla clientela. Un piccolo capolavoro di incomprensibilità. Rileggendolo, visualizzo treni affollati, vagoni troppo freddi o troppo caldi; ricordo viaggi interminabili e ritardi inspiegabili. L’avviso a dire il vero non fa riferimento a disservizi, ma è talmente contorto e inavvicinabile da sovrapporsi perfettamente alla sensazione che mi hanno lasciato i viaggi da pendolare… Ma era il 1998, Trenitalia è migliorata. E soprattutto non pendolo più!

Avevamo usato questo avviso in un corso post-universitario come esempio di scarsa leggibilità. Si tratta di una comunicazione che M.L. Altieri Biagi avrebbe detto scritta in obliterese (da obliterare “annullare un biglietto”), ovvero “la forma di linguaggio burocratico che trasmigra senza modifiche dagli uffici amministrativi di enti e ministeri  – dove può avere una sua funzionalità – agli avvisi per utenti, o clienti. Ma utenti e clienti parlano un’altra lingua, l’italiano comune” (definizione del professore Michele A. Cortelazzo).

Ecco il testo dell’avviso:

Avviso alla clientela

 

La Leggibilità della prima frase anche senza una misurazione accurata, è decisamente scarsa. Alcune osservazioni:

  • la frase si apre con un’espressione impersonale (“si fa presente…“) seguita da due incisi che rendono la sintassi contorta. Il verbo principale  è anch’esso un impersonale (“si deve“), seguito dall’uso di un passivo con perifrasi (“per evitare di essere assoggettati“).
  • Ancora, dal punto di vista lessicale le fermate “impresenziate“,  il “personale di controlleria” e il “diritto suppletivo” meriterebbero un articolo a parte!
  • Quell’”essere assoggettati“, poi, suggerisce un’idea di subordinazione, quasi che FS e “clientela” non siano – per chi scrive – sullo stesso piano sociale.
  • E la “biglietteria disabilitata temporaneamente“? Il termine è ambiguo: come fa il viaggiatore a sapere se la biglietteria è disabilitata temporaneamente o meno?

Anche la seconda frase è un piccolo capolavoro di burocratese incomprensibile: passivi, impersonali e termini obsoleti non mancano. In più, in questa frase si introduce il termine “recapito di viaggio“, senza spiegare cosa sia. Si potrebbe concludere che si tratti del sinonimo di “biglietto”, ma non è esattamente così: si tratta infatti di un biglietto “a fascia chilometrica”, anche detto “a destinazione aperta”.

Dulcis in fundo, l’avviso si chiude con il personale di controlleria che “provvederà alla regolarizzazione“, tanto per scegliere l’astratto al posto del concreto…


Dieci anni dopo: la traduzione

Come dicevo, il testo risale al 1998 circa. Oggi le FS sono più attente alla comunicazione verso il pubblico e i testi degli avvisi sono scritti in modo più chiaro per rivolgersi a tutti, senza discriminazioni. E’ migliorata anche l’etica della comunicazione, per così dire: se nel 1998 le FS parlavano alla “clientela”, termine che rimanda all’idea di destinatario della comunicazione = “colui che paga”, oggi le FS si rivolgono – con molta più cortesia – ai “signori viaggiatori”.

Nel 2007 lo stesso testo, nella Carta dei servizi FS, diventa:

“Chi viaggia senza biglietto o con biglietto non convalidato deve pagare il prezzo intero più una multa di 25 euro. Se in stazione non sono presenti o non funzionano le  macchine per convalidare lo si può fare in biglietteria oppure sul treno. Per non pagare multe basta avvisare il personale di bordo appena saliti sul treno.”

…Che leggerezza! Sembra quasi – dico sembra – che anche i treni vadano più veloci. :)

 

 

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