Di recente – grazie a Emanuele – ho ripreso in mano i miei appunti sull’architetura dell’informazione (IA), card sorting, user research, ecc… Ho anche ritrovato un vecchio articolo pubblicato su webcooking. Era forse la prima volta che sentivo parlare di IA, e la raccontavo così, con Enrico Elisei…


 

Prima della laurea sono stata bibliotecaria. Può suonare strano, ma catalogare per soggetto può dare grandi soddisfazioni: a me, ad esempio, piaceva molto l’idea di ordinare i libri per facilitarne il reperimento da parte degli utenti. Devo però ammettere che nonostante gli insegnamenti del signor Dewey e la messa a punto di piccole strategie per vincere il caos sugli scaffali di casa, la findability della mia libreria è ancora piuttosto scarsa.. Da allora, comunque, ordino libri e riviste per argomento e, all’interno di questa prima gerarchia, li raggruppo per casa editrice. Questa è – per me – la soluzione più pratica, quella che mi richiede “minor sforzo cognitivo”. Ho scoperto però che i miei amici catalogano i libri in modi diversi: chi per argomento, chi per provenienza dell’autore e qualcuno persino per colore della copertina. Ovvero, esistono diversi modelli di comportameno di un utente che cerca informazioni.

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a proposito di findability migliorabile: la mia libreria

 

In questo esempio banale stanno alcuni fondamenti dell’architettura dell’informazione (abbreviazione: IA), disciplina che negli ultimi anni è entrata a pieno titolo a far parte dei requisiti di progettazione web. Io ho usato metodi propri dell’IA nella progettazione di Intranet, spinta dalla consideraizone che nei siti interni, infatti, non individuare velocemente le informazioni può avere costi per l’azienda significativi (Vedi: J. Nielsen’s Alertbox 7/01/2003  “I costi dell’usabilità” e J. Nielsen’s Alertbox: 22/01/ 2008 Usability ROI Declining, But Still Strong)


Definire l’IA

L’IA può essere considerata parte dell’experience design insieme a usabilità, graphic e interaction design. Senza IA non c’è content managment che tenga, verrebbe da dire, nel senso che una buona struttura dell’informazione è importante quanto una grafica efficace e testi ben fatti.
L’IA è fatta di tecniche, di creatività e di rigore.  Il suo obiettivo è facilitare l’accesso alle informazioni degli utenti ma anche organizzare l’informazione secondo strutture coerenti ed omogenee.
In sostanza l’IA è poco visibile ma essenziale.

Enrico Elisei, ospite di webcooking nel 2003, raccontava:

Il risultato di una coerente IA sono le gerarchie informative, le etichette di menu, le specifiche del sistema di navigazione, i sistemi di ricerca.
La mia opinione è che il lavoro dell’IA sia essenzialmente semantico: si tratta di manipolare segni e soprattutto significati. Attribuire diverso peso alle informazioni, capirne la consistenza e la rilevanza. Tutto questo è fatto per aiutare gli utenti. Diversamente dalla usability che si concentra sull’interazione uomo-macchina, la IA ha a che fare con l’interazione uomo-informazione, assumendo il termine informazione nella sua ricchezza. Dato, bit, ma anche parola, interpretazione, percezioni, comportamenti.

Che cosa fa un Information Architect
Fondamentalmente da’ i nomi alle cose e dice dove metterle.
Secondo Wurman esistono cinque modi per organizare le informazioni:
- tre sono oggettivi (Alfabetico, Temporale, Spaziale)
- altri due (Gerarchia e Categoria) sono soggettivi.
Su Internet le informazioni sono spesso organizzate secondo gli ultimi due modi; quasi sempre in modo misto, unendo cioè più sistemi.

E’ del tutto impossibile trovare la one-best-way per strutturare l’informazione: restano sempre delle zone grigie. Per questo una buona IA tiene sempre conto della possibilità di accedere all’informazione da più punti, sfruttando l’ipertestualità, usando metadati e sistemi di ricerca.
Nella pratica quotidiana, un Information Architect realizza dei deliverable, cioè dei documenti di progetto che precedono la produzione vera e propria. Non scrive codice o programmi bensì astrae e fa di queste astrazioni dei progetti e delle strutture.
Produce alberature, diagrammi di flusso, progetti di navigazione.

In più collabora alla creazione di vocabolari controllati e indici. E’un lavoro rigoroso ma anche creativo che si svolge sempre in gruppo con altri specialisti. Guai a ridurre la IA alla produzione di siti e di Intranet tutte uguali. La IA lavora sempre all’interno di un contesto (aziendale, culturale, di immaginario) e da quel contesto deve partire per produrre idee e sistemi.


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